Dice Simon Reynolds (che se ne intende): “Oggi si ha l’impressione che le etichette indipendenti finiranno per diventare l’ultimo rifugio della musica interessante, se le major si estingueranno, come sembrano destinate a fare a meno che non sappiano reinventarsi per l’era dell’mp3”.
Noi etichetta lo siamo, indipendenti lo siamo, e rifugio di musica interessante, perché no, lo siamo.
FROM EAST TO WEST.
Perché si, questa volta ci siamo spostati anche dall’Italia.
A noi in questo momento l’Italietta dei varietà, degli scandali e del potere, ci fa schifo.
Quindi, a fianco degli ormai “classici” dell’etichetta, la traccia di Betzy (il blues-rocker, in classifica Rockit tra i primi 100 migliori dischi italiani del 2010), “Kir Royale” della WAH Companion (ricordate il video di Cutiemish, la lolita koreana star di youtube?) e dei A dog to a rabbit, il trio rock duro e puro di Firenze, abbiamo buttato lo sguardo e le orecchie altrove:
Galapaghost. Songwriter e polistrumentista folkeggiante di Woodstock (cioè: Woodstock). Immaginatevi un intimista spettinato, camicia a quadri, ukulele, che incontra i Midlake (non è un caso che abbia da poco finito la tourné con John Grant!) e fa un concerto lo-fi a Central Park. E’ lui: Galapaghost.
The Goldroom. Band di Nashville. Capitale del country e città della Gibson. La fabbrica della Gibson, proprio quella. Chitarre e bassi, arrivano da lì. Ma loro non fanno country e non fabbricano chitarre o bassi. Però li suonano. Densità sonora, impasti di chitarre che tirano agli anni ‘90 e voce alla Chris Cornell.
Kid Mud.
Dalla California, un indie naif, sfuocato e malinconico. Come guardare un film girato con il super8. Sonorità delicate, voci rilassanti, evoluzioni melodiche da minimalismo electro.
Mettetevi le cuffie e attaccate il vostro mp3, salite in macchina e accendete l’autoradio, oppure sedetevi sul divano e accendete lo stereo. Insomma; dove e come volete.
Ma godetevela.